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Riceviamo dal vincitore della gara iì, il nostro Socio Stefano Rigo un commento sulla manifestazione

Sono stato invitato (si legge obbligato) a scrivere queste righe da Paolo, a proposito della Leggendaria Contea di Gorizia, la prima gara di regolarità della mia vita che mi ha portato sul podio, anzi, sul gradino più alto.

Devo premettere, ma ne siete già tutti a conoscenza, che sono solo due anni che mi sono avvicinato alle gare di regolarità e questa gara a media per me era una completa novità. Il primo contatto con la media, l'ho avuto alla Trieste Opicina quest'anno e, confrontando i miei risultati con quelli di Paolo, Achille, Amedeo, Sergio, per far solo qualche nome di soci del nostro club che considero vincenti (chiedo venia se ne ho omesso qualcuno) ho realizzato come la media mi risultasse meno ostica dei pressostati. Ma veniamo alla Leggendaria. Osservando sulla cartina stradale la bozza del tracciato, il chilometraggio, i tempi di percorrenza serrati, ero molto intimorito; da pilota amatoriale e quasi inesperto quale mi considero, mi spaventava l'idea di affrontare una gara in cui tutti gli iscritti fossero persone che partecipano a gare di regolarità da tantissimi anni. Certo gli iscritti non erano numerosi, ed è stato un vero peccato, mi riferisco a quelli che per altri impegni o per scelta volontaria hanno deciso di non partecipare. Hanno perso una grandissima occasione per vivere una gara completamente diversa dalle solite, impegnativa, esaltante, su strade straordinarie, con un ritmo che non lasciava tempi morti!! Un divertimento continuo, un misto di tensione, guida e calcoli, dove l'errore era sempre dietro l'angolo. Le prove notturne poi, con la pioggia e quella leggera nebbiolina che si alzava dall' asfalto, hanno reso la gara così entusiasmante da farla sembrare un piccolo rally. Torniamo a noi. Partiamo con il numero 5, davanti a me una piacevole compagnia di regolaristi "evoluti"… Maurizio De Marco con il numero 1, a seguire , Gufo Corrao, Sergio Oliva e Paolo Grava. Dietro a noi una Fiat 124 Abarth la cui straordinaria bellezza era inversamente proporzionale alla simpatia delle due concorrenti. Accanto a me, come navigatore, il mio amico Tita Bellis, uomo espertissimo di mare ma un pò meno di navigazione terrestre, e se al posto delle sartie e della bussola ci mettiamo di mezzo anche un cronometro o un tripmaster, siamo messi malissimo. Il roadbook, per lui, era uno strumento sconosciuto fino alla Trieste Opicina 2017, prima occasione in cui lo ho coinvolto, suo malgrado, a seguirmi. Oggi posso dire che per lui, il roadbook continua ad essere uno strumento ostile, il libro nero da guardare con paura. Dopo lunghe considerazioni, ci prefiggiamo un obiettivo: visto l'esiguo numero di automobili ma la qualità dei concorrenti, il programma è di piazzarsi nei primi 5! Ricordo ancora la frase, scandita da Tita in dialetto triestino "se gavemo anche cul, entremo nei primi cinque". Ad aggiungere ulteriore insicurezza alla riuscita e l'ottenimento del risultato, mi trovavo a guidare una Fulvia ancora da mettere a punto, con una insana tendenza ad andare a sinistra e con un motore scarburato che doveva essere controllato dal preparatore già 200 km prima. Per gli strumenti da usare, non ci sono dubbi: dopo aver ascoltato e riascoltato su YouTube le lezioni incomprensibili di Aghem su quella trappolina col GPS, e dopo lunghe chiacchierate telefoniche con Pierpaolo, opzioniamo per non considerare il piccolo Trippy e scegliamo la nostra strumentazione classica. Ma parliamo della gara, stupenda, impegnativa, la prima vera gara alla quale partecipo. Paesaggi fantastici, tanti tanti chilometri, poco meno di 500 in ventiquattr'ore, dove al ritmo delle prove si sono alternate condizioni meteo particolarmente avverse, soprattutto nella notte dove nelle prove a media di San Michele, oltre al diluvio ed alla oscurità, vi era anche una nebbia che faceva tanto Frankenstein Junior. Iniziano le prove del sabato, si parte sul Sabotino, poi una strada lineare lunga più di 16 km, che ci porta a nord, fino a Cepovan e poi, via via, e altre prove che affrontiamo con la serenità delle gare ASI, dimenticando completamente l'orario del C.O. successivo. Quando guardiamo orologio, mancano pochi minuti e tanti chilometri al controllo orario, dove paghiamo due minuti e 200 punti netti di penalità. Degli altri non sappiamo nulla, solo all'arrivo scopriremo che eravamo sempre in testa con tutta la penalizzazione. Si prosegue con altre prove, la nona addirittura di quasi 23 km, davvero impegnativa per seguire la media di 38. Tita è sfinito, abbiamo perso il contatto con il mondo circostante, non sappiamo esattamente dove ci troviamo ed il roadbook rimane l'unico filo di Arianna che ci può riportare in un posto certo, Capodistria. Siamo nel nulla, circondati dal rumore della macchina e dallo stress improvviso perché il motore, se viene spento, non va più in moto. Ad una prova, per ripartire, siamo stati aiutati da altri volenterosi partecipanti e spinti fino al cartellone rosso di inizio rilevamento. Solo e appena li, il motore si è acceso. La sosta a Capodistria, con uno spuntino davvero abbondantissimo associato ad una straordinaria ospitalità, ha permesso a tutti di riposarsi un po', ma soprattutto di scambiarsi, per la prima volta, un po' di opinioni. Eravamo partiti a mezzogiorno e fino alle 18 non c'è stato tempo per riuscire a scendere dalla macchina! Dallo splendido porto turistico di Capodistria, intravediamo dei nuvoloni neri sul Carso triestino, dove si svolgeranno le ultime tre prove di media con l'arrivo a Gorizia previsto per le 22.15. Neanche il tempo di realizzare che dobbiamo ripartire e passare per il CO di uscita, e fa buio di colpo con una pioggia intensa e fastidiosa. Le ultime tre prove, hanno avuto per me un fascino imprevisto, la sensazione davvero di essere in un rally. In particolare l'ultima prova, percorsa sotto la pioggia incessante e la debole nebbiolina, ha dato ulteriore fascino a tutta la manifestazione. L'arrivo a Gorizia ci pone finalmente di fronte ai risultati concreti, risultati che nessuno conosceva nel corso di tutta la giornata. Siamo secondi dietro alla 124 Abarth, ma devono conteggiare anche l'ultima prova. Risultato: primi! Ecco cosa non dovrebbe essere fatto durante una gara: comunicare ad un equipaggio (che non ha mai visto il podio neanche con il cannocchiale), un risultato del genere perché immediatamente la stanchezza ha lasciato spazio alla sensazione drammatica di dover difendere una posizione, e che posizione! Notte in bianco, come uno stupido mi porto a casa il road book e fino alle quattro di mattina cerco di capire cosa ne sarà del nostro itinerario domenicale. Alla mattina di domenica sono distrutto, arriviamo a Gorizia ed è subito gara. La sensazione delle prime cinque prove è buona, non abbiamo commesso grossi errori, dovremmo mantenere la posizione. Ecco, la peggior cosa è non riuscire ad allontanare quella orrenda sensazione che in soli 13 km di prova, gli ultimi 13 km dell'ultima prova, si può far andare completamente in vacca una gara. E a 3 km dalla fine sbagliamo all'incrocio, tutto a sinistra e un km percorso inutilmente prima di realizzare di aver sbagliato strada. Freno a mano, dietro front, ed una corsa contro l'impossibile, che ci costa altri 100 penalità. Scopro che le amicizie rischiano di rompersi non solo per questioni di donne o di correttezza, o perché si litiga in barca, ma può bastare una prova a media. L'aria in macchina si taglia con il coltello, Tita è confuso e riesce a perdersi altre 2-3 volte, arriviamo a Gorizia neri. Basta, persa! - io sbotto - E ci aspettiamo ormai di applaudire i vincitori, sperando di riuscire ad andare sul podio. Che dire? Arriva Corrado Ughetti con un sorriso a 36 denti, per dirmi che nonostante gli errori abbiamo mantenuto la posizione. Basito, non capisco più nulla e rimango perplesso quando gli amici si complimentano con me, non posso crederci. C'è in tutta la vita un susseguirsi di prime volte. La prima volta in bicicletta, la prima volta in motorino, in macchina, la prima fidanzata, il primo volo in aereo. Ecco, mi mancava questo risultato, la prima vittoria in una gara di auto storiche. Non ci credo nemmeno oggi, devo andare ogni tanto in soggiorno a guardare la coppa. Ringrazio Pierpaolo che da amico mi ha sempre incoraggiato e sostenuto, da quando ho iniziato a frequentare il nostro club. Ringrazio tutti voi, perché siamo un bel gruppo e stiamo crescendo e soprattutto mi aiutate a crescere. Il nuovo obiettivo ora è più presuntuoso e dovrebbe essere obiettivo per noi tutti. Creare un vero gruppo vincente, per riuscire, con le sane regole dello sport, a farci conoscere sempre di più e a cominciare a far paura alle altre squadre. Dobbiamo crederci tutti. È la strada è quella giusta.