Riceviamo dal nostro Socio Alvise Orso:

Non è mia (buona) abitudine tenere un diario dei viaggi e dei raduni cui partecipo.

Questa volta però ritengo doveroso fare un’eccezione per il primo Circuito Tre Venezie, cui ho partecipato con viva soddisfazione, per due motivi: il primo è che il Club dei Venti all’Ora, di cui faccio parte dallo scorso secolo, figura tra i co-organizzatori dell’evento; il secondo motivo è che l’equipaggio Orso-Fiocchi è stato l’unico rappresentante del Club dei 20 all’Ora.

L’evento vuole essere la rievocazione di una gara effettuata soltanto negli anni 1922 e 1923 ed essendo dedicato (ed organizzato) dai Club ASI delle Tre Venezie, erano stati fissati tre punti di incontro, uno per ciascuna Regione, e precisamente Passariano (Villa Manin) per il FVG, Rovigo per il Veneto e Rovereto per il Trentino-Alto Adige. 

Dopo un itinerario predisposto e guidato da un rappresentante dei Club coinvolti nell’organizzazione (per la nostra Regione il responsabile era Paolo Turchet di Ruote del Passato), tutti i partecipanti si sono ritrovati, nel tardo pomeriggio, nel castello di Conegliano e, successivamente, nel centro di quella città, si è avuto il via “ufficiale” della manifestazione, con partenza in direzione di Pieve di Soligo, nel cuore della Strada del Prosecco.

A questo punto, tenuto conto che – per quanto riguarda le prove cronometrate –io  sono una vera “schiappa”, mi limiterò a esprimere il mio giudizio soltanto sulla parte turistica e alberghiera del Circuito.

Particolarmente emozionante ed originale è stata la cena a Castelbrando di Cison di Valmarino, un antico maniero, che domina le Colline del Prosecco (patrimonio UNESCO), situato a pochi chilometri da Pieve di Soligo e raggiungibile soltanto con una funicolare ed alcuni ascensori.

L’indomani mattina, dopo un Controllo a Timbro e breve sosta fotografica al Tempio Canoviano di Possagno, percorrendo la Pedemontana Veneta che lambisce i piedi del Monte Grappa, ci siamo recati in visita al Museo dell’Automobile “Bonfanti-VIMAR”, accolti dallo staff e dallo Storico dell’Automobile, Nino Balestra, co-fondatore del Museo.

Il clou della manifestazione è stato senz’altro quello che gli organizzatori hanno  definito “l’università del rallyismo” e cioè la strada di Valstagna che, attraverso una ventina di tornanti, porta dai 157 metri della Valsugana ai 1000 metri dell’Altipiano di Asiago.

Dopo un piacevole pranzo presso il Golf Club di Asiago, altra impegnativa strada di montagna, anche questa ricca di tornanti, per scendere in pianura, a Pedescala, e raggiungere, attraverso Schio, Montegrotto Terme.

E’ doveroso dire che, sia per quanto riguarda l’aspetto “alloggio” che per la parte “gastronomica”, il trattamento è stato ottimo salvo per la cena finale, a Montegrotto Terme, dove – certamente per qualche contrattempo dell’ultimo momento – si è passati dal previsto ristorante del Grand Hotel ad una sistemazione in una galleria pedonale del centro, sistemazione non certamente all’altezza del resto della manifestazione, tuttavia senza pregiudizio alcuno per il catering.

La festa finale si è svolta nella prestigiosa Villa Corner della Regina, a Vedelago (TV), alla presenza del Presidente ASI, Alberto Scuro, che ha premiato chi si è distinto nelle varie prove cronometrate e consegnato delle Targhe ricordo ai rappresentanti dei Club partecipanti.

Dopo questa breve cronaca, che ha evidenziato l’unico punto soltanto parzialmente negativo della manifestazione, il messaggio che voglio inviare al Club di cui faccio parte da molti decenni è:

“E’ una manifestazione che, dato il favore incontrato, verrà riproposta negli anni a venire.

Sarebbe un vero peccato che il C20H, uno dei più antichi Club d’Italia, si auto-escludesse.

Nella Venezia Giulia non mancano luoghi di rara bellezza e luoghi, già ampiamente sperimentati, adatti allo svolgimento di prove a cronometro e sarebbe un vero peccato non parlarne durante l’Historic Day che quest’anno si svolgerà a Trieste e a cui hanno già preannunciato la loro presenza molti dei Presidenti di Club e numerosi semplici associati ed appassionati.”

Alvise Orso

(foto di Carla Fiocchi)